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Titolo Racconto:  NOTTETEMPO  (by mar)
1 - UNA SERA DI FEBBRAIO
05-04-2008
- Io credo che tu dovresti lasciarlo. Sono troppi i dubbi e le incertezze di questa storia.
- Facile dirlo! ma io sono innamorata. Non posso negarlo: è così. Tanto amaro quanto vero. Quando sto con lui, tuttavia, non c'è nulla di amaro, è dolcissimo. Facciamo l'amore e mi pare di volare. Purtroppo, mi sfugge; sono sicura che mi tradisce.
- Sei sempre la solita. Se incroci un bighellone sfaccendato, un ceffo poco raccomandabile o un maneggione di dubbia moralità, tu te ne innamori con la velocità della luce. Solo mele marce. Le mele marce sono disgustose, cosa ci trovi di così seducente?
- Basilio mi sembra migliore di tutti voi. Damerini perfettini, bravi a scuola e nel lavoro. Col futuro pianificato e grigio, incapaci di un gesto brillante. Mai una genialità, mai una trasgressione che testimoni carattere o fantasia o autenticità. Solo buon senso. Intelligenza zero. Una noia mortale. Mi capisci?
È Ivana che parla. Sta discutendo col fratello Mariano mentre passeggiano dopo cena nei dintorni di casa, una zona semiperiferica a nord di Milano.
Ivana ha 23 anni, è una bella ragazza col musetto perennemente imbronciato che ricorda vagamente Brigitte Bardot. Più formosa e più chiaro il colore degli occhi. È stata lei a chiedere al fratello di ascoltarla.
Una situazione ricorrente.
Si fa sbattere da un bellimbusto, se ne innamora e cominciano le dolenti note. Storie come ce ne sono in quantità. Il guaio è che nonostante le esperienze e l'età - è giovane la ragazza, ma non proprio una bambina - non sembra capace di sottrarsi alle insidie di avventure senza futuro che possono procurarle solo tormenti.
Una sera di febbraio, non freddissima, ma nebbiosa.
Sono usciti di casa per parlare liberamente; per non avere d'attorno i genitori che sembrano in grado di intercettare le loro confidenze anche attraverso i muri.
Mariano è il più giovane dei due, ma è molto maturo per la sua età e Ivana col fratellino si sente sicura. Lui le contesta talora duramente le debolezze esagerate, ma lo fa senza trasmettere apprensione, anzi, se sul piano razionale le dimostra che sbaglia, su quello emotivo esprime affetto e, nonostante tutto, una punta di ammirazione. In fondo, Ivana nella sua incoscienza dimostra un certo coraggio che Mariano le riconosce anche se preferirebbe fosse meglio indirizzato.
Sono ormai le 22 e conviene rientrare. La temperatura vicino allo zero e l'umidità si fanno sentire e, per giunta, il rione è deserto e poco rassicurante.
Distano un paio di isolati dall'abitazione e si incamminano verso casa quando incrociano un uomo che procede spedito a testa bassa. Indossa pantaloni scuri, probabilmente sportivi, senza riga. Un giubbotto tecnico, nero, imbottito. Un cappello nero con visiera che gli copre parzialmente il viso. Scarpe sportive relativamente scure.
Mariano lo guarda e si gira quando l'uomo è una quindicina di metri più in là. In tempo per notare che si infila in un portone.
- L'hai visto?
- Certo - risponde Ivana - so anche chi è.
- Non sono riuscito a riconoscerlo. Avrei potuto?
- Sicuro. È il parroco.
- Il parroco? come mai da queste parti? Non vive nella canonica? La chiesa è tre isolati più a sud.
- Sì, è così.
- L'ho visto entrare in una casa là dietro. Che ci va a fare in giro a quest'ora, il parroco?
- A me lo chiedi? Hai visto la casa dove è entrato?
- Sì, credo di sì.
- Domattina andiamo a controllare chi ci abita. Dobbiamo accontentarci della lista del citofono.
- Dai facciamo qualche ipotesi. Una donna?
- O un uomo...
Mariano, dopo una risatina:
- Amici, un ammalato... noi stiamo malignando e quello magari si sta amorevolmente occupando del suo gregge.
- Hai visto se ha suonato o aveva le chiavi?
- No, troppo lontano, troppo buio; poi stava già entrando quando ho guardato.
- Vabbè, rientriamo, ora ho freddo...
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