Raimondo Contini si è sposato tardi.
Quasi quarantenne e dopo un breve periodo di relazione prematrimoniale. Forse un anno, forse meno.
Seduttore modesto, è arrivato all'altare non giovanissimo, con una esperienza di quattro o cinque storie brevi e di poco conto.
Fisicamente gradevole è anche discretamente colto dal momento che è laureato in filosofia e insegna in un liceo con molto impegno e serietà. Ma è timido, chiuso. Tende all'introversione e si fida poco del prossimo. Senza distinzioni di sesso.
Ha conosciuto Lucia in casa di amici e, come talvolta accade, con lei è diventato improvvisamente e inaspettatamente loquace, espansivo; perfino spumeggiante, lepido, spassoso.
Lei, più giovane di una decina d'anni, si è presto innamorata di quel brillante professore di materie umanistiche che la intratteneva divertendola in modo tanto elegante, erudito.
Purtroppo, dopo una luna di miele durata qualche mese, la vivace estroversione dello sposo ha cominciato a venire meno e, nel giro di un anno, Raimondo è ripiombato nel consueto atteggiamento prudente, schivo e riservato.
Lucia ha presto capito di essere la moglie di un estraneo, di un uomo che non conosceva e che non le piaceva. Un altro anno di raffreddamento polare e, inevitabilmente, la rottura.
Quando lei gli ha comunicato l'intenzione di divorziare, lui:
- Ah, sì? Va bene; in fondo, ho sempre scelto di assecondare i tuoi desideri. Non vedo perché dovrei cambiare adesso, incalzato dagli eventi e in assenza di un'adeguata riflessione. È proprio così che si commettono errori madornali...
Detto, fatto, lei è tornata, come si diceva una volta, da sua madre. In questo caso, peraltro, è andata proprio così, dal momento che prima di sposarsi viveva con la mamma, vedova di un ufficiale di Aviazione, prematuramente deceduto per un male inguaribile.
Si potrebbe pensare, date le reazioni estremamente contenute, per non dire inesistenti, del professore, che questi non abbia sofferto per il fallimento del matrimonio.
Non è così.
Ha sofferto, e soffre tuttora molto, perché amava, e ama ancora, Lucia.
Sono passati quindici mesi, da quando lei se n'è andata, ma il dolore è vivo e non sembra attenuarsi col tempo.
Raimondo è cambiato. Prima di sposarsi usciva di casa quando aveva una meta precisa, uno scopo. Ora, dopo cena, non resiste da solo alla scrivania o in poltrona, davanti al televisore. Non vi è sera che non finisca da qualche parte a bere qualcosa o a fare lunghe camminate per le strade della città.
Conosce, oramai, tutti i pub e i ritrovi del genere nel raggio di alcuni chilometri.
Si siede e si distrae osservando i giovani che parlano, ridono. Si amano, si odiano, si apprezzano e si disprezzano con gli occhi, più che con i gesti o con le parole.
Stare in mezzo alla gente lo distrae e, nel contempo, lo fa sentire più solo. Ma non riesce a fare diversamente.
Una sera, quasi all'ora di rientrare, una signora discretamente avvenente, intorno a quaranta, quarantacinque, si avvicina al Contini e gli chiede il permesso di sedersi al suo tavolo.
- Oh, certo; del resto, stavo per andare...
- Non intendevo questo, se devo essere sincera.
- Beh, me lo auguro...
- Scusi?
- Mi auguro che lei sia sincera... non vedo perché dovrebbe dirmi una menzogna... a pensarci bene, che motivo avrebbe per mentire proprio a me, dal momento che non ci siamo mai visti prima e non ci conosciamo?
- Beh, se è solo per questo, motivi per mentire ve ne sono sempre molti; più di quanti se ne possano immaginare.
- Lei dice?
- Sì, sì, lo dico e lo penso... vede? sono sincera!
- Tuttavia, mi sta informando che lei non è sempre sincera...
- Questo è poco, ma sicuro. Non mi dirà che lei non mente mai?
- Non glielo dico... se devo essere sincero...
La signora sorride, divertita. Il professore prosegue:
- Anche se George Bernard Shaw sosteneva che: "È pericoloso essere sinceri, salvo essere anche stupidi" e Fedro che: "La sincerità di solito porta alla rovina".
Finalmente, la donna chiarisce:
- Intendevo sedermi qui con lei. Io la conosco...
- Mi conosce?
- Sì; capisco la sua sorpresa, ma è così. Se può farle piacere, ne parliamo.
- Sì, mi fa piacere. Di che dobbiamo parlare?
A dispetto della sua natura diffidente, in questa circostanza a Raimondo non pare vero di entrare in comunicazione con qualcuno.
Una bella sconosciuta è l'ideale. Il campo è sgombro da pregiudizi, da stratificazioni indigeste... tutto da scoprire. Per un po', se non vi saranno sorprese, potrà anche esservi entusiasmo.